Evento: 'Ta - Kay - Ta' Print
  Napoli - Teatro Nuovo
Data: Martedì, 23 Ottobre, 2012 - 21:00
Durata: 2 Ore
Repliche: Staccato dalla ripetizione
Info Contatto:
Teatro Nuovo di Napoli Via Montecalvario, 16 Napoli Tel. Botteghino: 081 4976267 Orario Botteghino: Dal 5 al 27 Luglio da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 13.00/dalle 17.00 alle 20.00 Dal 1 Settembre al 20 Ottobre da lunedì al sabato dalle 10.00 alle 13.00/dalle 17.00 alle 20.00
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TA – KAI – TA

(Eduardo Per Eduardo)

Di Enzo Moscato

 

con Isa Danieli e Enzo Moscato

 

scena Tata Barbalato

luci Cesare Accetta

 

regia Enzo Moscato

 

‘Tà-kài-Tà’ (‘Questo e Quello’ , in greco antico ), non è un testo ‘da’ ma ‘su’ Eduardo De Filippo. Non è un racconto né una sorta di sinossi riepilogativa della sua vicenda artistica ed umana.

Così come non si basa – né vuole farlo – su alcun dato biografico ‘scientifico ‘ o storicamente fondato sulla vita , interiore ed esteriore, che a lui è toccato ‘veramente‘ di condurre.

E’ piuttosto un periplo immaginario, fantastico, (e quello della fantasia è l’unico dono ‘vero‘, forse, che un drammaturgo, un fingitore d’emozioni e vita, può fare a un altro drammaturgo, un altro fingitore d’emozioni e vita, io credo) intorno ai pensieri e ai sentimenti – ante e post mortem - che possono avergli sfiorato, per un attimo, l’anima ed il cuore.

E’ un vagare per ipotesi, illazioni, supposizioni, né malevoli né benigne, solo magari spontanee, istintive, che implicano, però, da parte mia, due grandi cose, due grandi fedi, due speranze.

La prima, che sia possibile – soprattutto per le intelligenze superiori, quelle più vicine agli angeli e ai dèmoni – un aldilà da cui non è interdetto tornare e ancora ripercorrere queste terrestri lande desolate, per donarci almeno il riflesso – l’eco – di una voce, che abbiamo amato, che ci è stata cara e che, nella gioia e nella pena di un’inevitabile ferita, ci ha formati..

La seconda, che il gioco dell’inventare e fingere, riflettere e far splendere, la vita, che è il gioco del Teatro, non sia mai finito, mai sia stato smesso, da quelli che supponiamo ci abbiano per sempre abbandonati: i cosiddetti Morti, i Trapassati.

I quali, per l’appunto, e solo per la forza/urgenza inarrestabile e invincibile di continuare a produrre e a ‘significare’ vita, nell’eterno gioco a rimpiattino colla verità/finzione della scena, possono davvero ritornare (sia pur nell’apparente assenza totale di materia) nei sogni, nelle fantasie, nelle mancanze, le ‘defaillances’ e i làpsus, a visitare gli animi – riempendone le pagine – di chi non li ha scordati.