OPERA DI PERIFERIA

opera musical di Peppe Lanzetta

SPETTACOLO PASSATO

Teatro Barone, Melito Di Napoli

sabato 29 novembre ore 20:45 ACQUISTA

NUOVA DATA

domenica 30 novembre ore 18:00 ACQUISTA

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L’Opera di periferia, scritta e mandata in scena da Peppe Lanzetta, nel 2009 in un momento storico che precedeva i malesseri delle periferie del mondo, sfociate in rivolte, manifestazioni, avvenimenti cruenti ed esasperati negli anni a venire, ebbe innanzitutto il merito di una visionarietà preveggente dovuta alla sensibile attenzione di un attore sempre impegnato nel sociale e tramutatosi poi in uno scrittore che molti definirono subito il Bukowski Napoletano. Un linguaggio crudo, realistico che riusciva a rendere concretamente il malessere di generazioni che crescevano nelle periferie del mondo, e che soltanto per conoscenza diretta veniva ambientata nei territori del napoletano. Ma il linguaggio si tramutava in un grido di angoscia che non risparmiava nessun angolo della terra dove le condizioni discriminanti dovute alla crescente globalizzazione, dalle ineguaglianze economiche, dalle discriminazioni sociali e razzistiche sempre più crescenti in una società fatta di disuguaglianze, di cinismo e disattenzioni che fino al giorno d’oggi ha creato sempre di più e sempre peggio dei confini incolmabili tra etnie, generazioni e mancanze sociopolitiche ancora più evidenti in situazioni ritenute periferiche, nate intorno all’apparente benessere del nucleo centrale delle citta’ che spingevano sempre più ai margini le realtà trascurate di qualunque progetto rivolto ai giovani che crescevano in realtà  prive anche dei principali servizi elementari di eguaglianza e giustizia. Rileggere oggi le tematiche di quest’Opera ci dimostrano che nulla è stato affrontato e risolto nel corso degli anni, anzi incancrenito e radicalizzato in luoghi assurti al ruolo di “ghetto” suburbano…. Un esempio ancora attuale rappresentato dalle Vele di Secondigliano, complesso abitativo nato con le migliori intenzioni e tramutatosi presto in luoghi di deportazione a cielo aperto, sono la realtà scelta da Lanzetta per ambientare il malessere giovanile e sociale alimentato da carenze globali che fanno delle periferie napoletane esempio di ghettizzazioni
che non fanno alcuna distinzione ormai, che siano essi il Bronks americano, le Banlieau francesi, e il dramma contemporaneo della violenza espansionistica a danno di realta’ deboli e fragili come quella Palestinese.

Per questo alla proposta di riesumare in chiave contemporanea quest’Opera visionaria e preveggente mi ha coinvolto prima che artisticamente, umanamente ed emozionalmente per far si che questo grido di allarme e di dolore non venga dimenticato. I giovani presi a campione di queste situazioni senza sbocco, si riuniscono, si parlano, accusano, lottano, reagiscono, in un parallelismo impressionante per quanto di cruda e realistica attualità. L’omologazione subculturale governa il linguaggio crudo e realistico, l’attrattivo illusorio benessere che da l’appartenenza e la subordinazione alla malavita, unica risorsa senza altri sbocchi che attrae la disperazione giovanile, la mancanza di strumenti culturali dovuti all’assenza delle istituzioni appena varcati i confini urbani, contribuiscono a creare universi paralleli fatti di rabbia, utopie, vuoto totale che diventa brodo di coltura per ogni malessere
irrisolvibile. I protagonisti assurgono ad una rappresentanza universale omologata dai bisogni, con un linguaggio crudo, espresso da una allegoria che rassomiglia ad un affresco, che ricorda in una traduzione spettacolare, il caos di Guernica, di Picasso, e la Vucciria di Guttuso. Il massacro dell’animo umano tradotto in sangue e dolore. Il supporto emotivo individuato per questa riedizione dell’Opera si appoggia ad un supporto musicale di grande contemporaneità, è risaputo che certa musica accomuna la protesta globalizzata delle migliaia di giovani in ogni realtà del mondo, l’energia del dibattersi nel tentativo di farsi vedere e sentire si avvale di movimenti coreografici che appunto ricordano il raffigurare di grandi artisti di una tragedia globale, il sacrificio di un’impotenza che subisce violenze morali e fisiche, si concretizza in una spettacolarizzazione che fa di questa riedizione una moderna Opera “lirica” di periferia, non a caso, l’Autore divise i gruppi contrapposti che si contendevano il misero e povero territorio nel quale sopravvivere, denominando “Fedayn” ed “Ebrei” tutti e due comunque governati dalla malavita, attuale allegoria del Capitale economico che cinicamente si sta appropriando del mondo.

Questo spettacolo vuole essere una lente di ingrandimento puntata su una delle tante realtà’ del malessere giovanile, ma senza essere soltanto una sterile, amara testimonianza di una realtà’ irriducibile, in questa edizione, d’accordo con l’Autore ho cercato di lasciare uno spiraglio di speranza, senza della quale tutto resta inutile esercizio di impotenza. La ribellione di alcuni che si pongono un traguardo di crescita e di riscatto, trascinerà’ il gruppo,cambiandogli i connotati, da supine vittime a utopistiche ma non impossibili soluzione a problematiche che non opssono e non devono incancrenirsi nella sottomessa rassegnazione che è il vero cancro di quest’epoca. I protagonisti aprono timidamente gli occhi, e se questo lavoro riuscirà ad aprire gli occhi e la coscienza anche di un solo spettatore, avrà raggiunto un risultato. Seminare, Coltivare e far crescere la speranza di una realtà migliore. Questo è l’obiettivo del fare Teatro, parlare all’animo della gente, stimolare, raccogliere…se ci riusciremo, avremo assolto nel nostro piccolo ma sentito impegno ad un compito che noi tutti impegnati in questo lavoro è e sarà “Partecipazione”.

Event Detail

OPERA DI PERIFERIA


Di:
Peppe Lanzetta
Con:
Ivan Granatino e Maria Rosaria Virgili
E con:
le Ebbanesis e Maurizio Capone & BungtBangt
Con la partecipazione straordinaria di:
Peppe Lanzetta
Regia:
Bruno Garofalo
Coreografie:
Orazio Caiti
Musiche:
Maurizio Capone
Produzione:
Rosario Imparato